​Via Crucis 1996/1997                                                     

Nella Via Crucis degli addolorati, poveri e perseguitati (benché testimoni che deve o può esserci un mondo "altro"), e fra essi per primo e leggendario il Cristo maestro di morale dei manoscritti del Mar Morto - sola fonte contemporanea che lo riguarda - Fausta Squatriti compie un'operazione artistica singolarissima, che occorre definire. Mi pare che essa si ponga al di là degli stili novecenteschi, che, come si sa, (...) hanno rotto il classico equilibrio-ordine simmetrico (...). Squatriti si pone al di là delle precedenti scelte di stile, ma mantiene fortemente questo fine di "rottura" della conciliazione classicista. (...) sostanzialmente azzera, o meglio sospende, la diffusa e recente contrapposizione di tradizione-avanguardia, postulando altri valori: in quanto e perché allegorizza (nel senso moderno di Benjamin) sia il modulo dell'astrazione, che diviene nella Via prevalentemente rituale con tratti fortissimi, sia il vario materiale introdotto di tipo fotografico, figurativista, caratterizzante. Tutto ciò mi spinge a ritenere che sia presente e definibile qui un'allegoria pervasiva, penetrante nei dettagli inventivi e disseminata e sbavante. Essa è certo relativa al grande tema dell'opera: che è esistenzialistico, nuovamente esistenzialistico (con una punta gnostica di rimprovero al Dio che si dimostra inferiore al male), presentando così l'esperienza di negatività della vita.​

Francesco Leonetti

 

In the Via Crucis of the sorrowful, poor and persecuted (though it attests that there must, or may be a ‘different’ world), with foremost and legendary among them, Christ, the moral teacher of the Dead Sea Scrolls – the only contemporary source about him – Fausta Squatriti performs an extraordinary artistic operation that needs to be defined. It seems to me that it goes beyond twentieth-century styles, which, as we know, [...] have broken the classical, symmetrical balance-order [...]. Squatriti goes beyond the earlier choices of style, but strongly holds to this goal of ‘rupture’of the classicist reconciliation. [...] Essentially, she cancels, or rather suspends, the recent widespread polarity of avant-garde versus tradition, proposing instead other values insofaras and because she allegorises (in Benjamin’s modern sense) both the model of abstraction, which in the Via becomes predominantly ritual with powerful characteristics, and in the various material she introduces of a photographic, figurative and characterising nature. All of this leads me to believe that here, present and definable, is a pervasive allegory, penetrating in its inventive details and diffused and spreading. It is certainly related to the main theme of the work, which is existential, once again existential (with a Gnostic hint of reproach to the God, who shows himself inferior to evil), thus presenting the experience of the negativity of life.

Francesco Leonetti

La strage degli innocenti​​        
The slaughter of the innocents
1997

​

Fausta Squatriti non cerca la bellezza ma il dolore.  Attraverso la composizione fotografica o pittorica, o la materia della propria scultura, c'è una inesausta ricerca delle diverse forme di una umanità dolente (...), ferita, addolorata, dolorosa e orribile, che non trova redenzione, ma una continua e ineluttabile catàbasi dentro l'abisso atroce di cui è capace l'immaginazione dell'Uomo.

(...)

Fausta Squatriti preleva pezzi di realtà, veri e propri prelievi istologici, e cerca la malattia, l'eccezione, la corruzione, la contaminazione e il ribaltamento della salute e del bene.

(...)

Una discontinuità vitale fatta di cadaveri sovrapposti (...). Un cimitero di scorie e cose morte che diventano essenza di vita: attraverso la sconfitta della morte individuale si alza la storia del tempo.

(...)

Non c'è nulla di più corruttibile degli incorrotti, l'assassinio  è una delle belle arti. L'artista ci ricorda tutto questo, in un tentativo titanico: dare razionalità all'orrore irrazionale. 

Mario Ruffini

 

Fausta Squatriti is not seeking beauty but pain. Through photographic or pictorial composition, or the material of her sculpture, there is a tireless exploration of the various forms of afflicted humanity [...], wounded, sorrowful, anguished and appalling, not finding redemption, but a continuous and ineluctable fall into the monstrous abyss that the human imagination is able to create.

[...]

Fausta Squatriti collects pieces of reality, real histological samples, and looks for the disease, the exception, the corruption, the contamination and overthrow of health and goodness.

[...]

A vital discontinuity composed ​​of stacked corpses [...]. A graveyard of waste and dead things that become the essence of life: through the defeat of individual death the history of time is erected.

[...]

There is nothing more corruptible than the uncorrupted; murder is one of the fine arts. The artist reminds us of all this in a Herculean effort: to bring rationality to irrational horror.

Mario Ruffini

 

Requiem per la specie e per la macchina  
Requiem for the species and the machine
1997/1998

Il Requiem per la specie e per la macchina di Fausta Squatriti è una serie di ventiquattro tavole per lo più pensate e disposte, pur nella loro autonomia, a formare dittici e trittici. Ciò che sorprende e interessa nella visione di questa recente opera è, anzitutto, che vengano accostate, o piuttosto riprese e reinventate, due serie fondamentali di fattori visivi: la grande tradizione dell'astrattismo e la presenza di elementi di tipo neofigurativo o più generalmente di riproduzione fotografica, che sono trattati con una tecnica propria di collage, di apparentamento, di distanziazione e di prospettiva. Ci troviamo di fronte a un'estrema capacità combinatoria e inventiva, qui l'oggetto, la macchina ha un corpo, è carne nella sua corruttibilità. Emancipato e dereificato dal dover essere utile, è mostrato nella consistenza e nella grazia della sua forma mentre viene abbandonato al suo disfacimento. E il corpo umano, divenuto macchinico, si presenta monco e frantumato.

Eleonora Fiorani

 

Fausta Squatriti’s Requiem per la specie e per la macchina is a series of twenty-four images, which despite their separateness have been designed and arranged for the most part to form diptychs and triptychs. [...] What is surprising and interesting on viewing this recent work is, first of all, that two fundamental series of visual factors have been brought together, or rather reclaimed and reinvented: the great tradition of abstract art [...] and the presence of neo-figurative elements,or, more generally, photographic ones, which have been treated with a collage technique of association, distancing and perspective. [...]  We are confronted by extreme compositional and inventive ability. [...] Here, the object – the machine – has a body; it is corruptible flesh. Emancipated from having to be useful, it is shown in the consistency and grace of its form while left to decay. And the human body, now machine-like, appears maimed and shattered.

Eleonora Fiorani




 

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1996/1999
Opere visive/Visual Works
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