La Commedia umana
The human Comedy 
2000/2001                                   

​​Protagonista assoluto della Commedia umana è il volto. Le opere della Squatriti, in fondo, non sono altro che dei ritratti teatralizzati, delle rappresentazioni di biografie drammatizzate, per citare Baudelaire, in cui le caratteristiche dei singoli individui raffigurati sono letteralmente "messe in scena" dagli oggetti che circondano le loro effigi. ​

(...)​

Nonostante i soggetti dei ritratti indossino una sorta di "maschera" (...) composta da anomali bagliori, gli sguardi e i tratti somatici non rimandano ad altro che a se stessi, sono estremamente "nudi", decontestualizzati, isolati dal resto del corpo. Il volto è qualcosa di simile a un "ultimo schermo", una superficie impenetrabile e inqualificabile, verso cui tende il processo di significazione simbolica messo in atto dalle immagini che gli gravitano attorno.      ​

Al suo interno, tuttavia, si intravede una sorta di misteriosa bellezza, un fascino enigmatico, talvolta sottolineato dalle espressioni degli sguardi, che gli conferisce un insolito splendore.​​​

Roberto Borghi 

 

The principal element in La Commedia Umana is the face. Squatriti’s worksare essentially theatrical portraits, representations of dramatised biographies, to quote Baudelaire, in which the characteristics of the individuals depicted are literally ‘put on stage’ by the objects that surround their images.

[...]

Although the subjects portrayed wear a sort of  ‘mask’ [...] composed of a strange luminescence, the eyes and facial features refer to nothing but themselves; they are extremely ‘bare’, decontextualised, isolated from the rest of the body. The face is rather like a ‘final screen’, an impenetrable and inexpressible surface, which the process of symbolic signification is drawn towards, prompted by the images that revolve around it.

In the face, however, we see a kind of mysterious beauty, an enigmatic appeal, sometimes emphasised by the expression in the eyes that gives it a rare splendour.

Roberto Borghi

 

 

 

 

Beata solitudo Sola beatitudo, 2002/2005       

Beata solitudo Sola beatitudo è un'installazione che si avvale appieno, dando luogo a un sistema di rimandi molto complesso, del linguaggio articolato, polifonico, che Squatriti ha fatto suo nel corso del tempo. Lo stile messo a punto poggia su un vocabolario ricco e sapiente nel quale svolgono funzioni fondamentali tanto la griglia geometrica quanto la verve figurativa, i percorsi delle linee come le scaltrezze del colore, che ben conosce sia le tetre incandescenze della tavolozza espressionista sia i veleni del manierismo e gli effetti algidi e glaciali della pittura neoclassica.​

(...)​

Valerio Dehò, presentando il ciclo della Beata solitudo... a Bologna nel 2005, ne coglieva appieno le caratteristiche salienti: "L'intelligenza di questa scultura-quadro-fotografia consisteva anche nel creare in sistema d'attese reciproche tra le varie componenti. Lo spettatore ha in questo modo una forma di coinvolgimento totale e non passiva (...)".​

Beata solitudo..., in una forma eterogenea cui partecipano anche le figure del dittico e del trittico, porge una sorta di catalogo di luoghi abbandonati, desolati, gravidi di segni della vita passata, eppure lasciati all'incuria e al degrado. Si accampano silenti come simboli del naufragio della Memoria, deprimente esito dell'attuale Spirito del Tempo; i luoghi vuoti di presenze umane hanno il tragico sapore del "dopo Storia", da The day after.   ​

Elisabetta  Longari

 

Beata solitudo Sola beatitudo is an installation exploited to the full; one that generates a very complex system of references, a diversified, polyphonic language that Squatriti has made her own over the years. The style is founded on a rich and accomplished vocabulary in which essential functions are performed as much by the geometric grid as by the figurative vigour, by the paths of lines as by the artful use of colour, which is equally versed in the sombre incandescence of the expressionist palette, the poisons of mannerism and the gelid and glacial effects of neoclassical painting.

[...]

Presenting the cycle Beata solitudo Sola beatitudo in Bologna in 2005, Valerio Dehò fully grasped the salient features: ‘The intelligence of this sculpture-painting-photography also consists in creating a system of reciprocal expectations between the various components. In this way, the viewer has a form of total, non-passive involvement [...]’

Beata solitudo [...]in a heterogeneous form in which the figures of the diptych and triptych also participate, presents a kind of catalogue of abandoned, desolate places, fraught with signs of past life, though neglected and left to decay. The figures are encamped silently, like symbols of the wreck of Memory, the depressing outcome of today’s Spirit of Time. The spaces, void of human presence, have the tragic flavour of ‘after History’ from The Day After.

 

Elisabetta Longari

Ecce homo, 2005/2009

[...] ‘Madness’ is an inevitable attribute of human history, but nowadays it is a cultural symbol of the contemporary scene, a subject for art to interpret. Squatriti was frozen with horror at the sight of the pictures from the asylum, and the visitor to the show is in turn infected by this horror. [...] In Squatriti’s sacred context, madness acquires very precise signs of privilege, an exclusive status.  The alienated mental patient becomes a figure with special characteristics and possesses special rights.

 

Requiem for the species and for the machine 

Evidence from slaughterhouses, objects saved after yet another flood, scraps from a cynical civilisation, mired in the commercialisation of the essence. Requiem per la specie e per la macchina (1997-98) is probably the most ruthless cycle. ‘Man is Nature’s most dangerous phenomena’, wrote Malevich. There is no certainty that the intellect, which performs terrible acts, will offer protection from the general catastrophe. Will this junk, these scraps, this garbage, transform itself? [...] Fausta familiarises herself with this museum like an investigating magistrate or an archaeologist, in a continuous process of cataloguing and interpreting the hieroglyphs of our day, which she turns into a special alphabet.

Evelina Schatz



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Ecce homo, 2005/2009

(...) La "follia" è attributo immancabile della storia dell'umanità, ma ai giorni nostri essa è simbolo culturale della contemporaneità, oggetto di rappresentazione nell'arte. Squatriti si è impietrita per l'orrore di fronte alle immagini del manicomio, e l'osservatore è a sua volta contagiato da tale orrore.​ (...). Nel contesto sacrale di Squatriti la follia acquisisce ben precisi tratti di privilegio, uno status esclusivo. L'alienato mentale diventa una figura dotata di particolari caratteristiche e in possesso di particolari diritti. Requiem per la specie e per la macchina Indizi dei mattatoi, oggetti salvati dopo l'ennesimo diluvio, scarti di una civiltà cinica, impantanata nella commercializzazione di ciò che è essenza.  Requiem per la specie e per la macchina (1997-98) è probabilmente il ciclo più spietato.

«L'uomo è fra i fenomeni della natura il più pericoloso», scriveva Malevic. Non vi è alcuna certezza che l'intelletto, che compie atti terribili, metterà al riparo dalla catastrofe generalizzata. Potranno questo ciarpame, questi scarti, quest'immondizia, trasformare se stessi? Fausta si orienta in questo museo come un giudice istruttore o un archeologo, in un ininterrotto processo di catalogazione e interpre-tazione dei geroglifici del nostro tempo, che lei trasforma in uno speciale alfabeto. 



Evelina Schatz



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2000/2009
Opere visive/Visual Works
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