Vanitas  
1983/2013                                             

Ho considerato per lungo tempo, dopo le entusiasmanti esperienze scolastiche di copia dal vero, il disegno come linguaggio di servizio, me ne servivo per schizzare le sculture che facevo poi realizzare agli artigiani del ferro, del legno, del plexiglas. Ho ricominciato a disegnare dal vero negli anni ’80, per rendere omaggio a un uomo che amavo e che mi regalava, quando veniva a trovarmi, una orchidea, che subito dopo la sua partenza disegnavo a matita, per conservala più a lungo. Dalle orchidee ho disegnato le gardenie, e durante un lungo soggiorno in ospedale anche altri fiori, che mi erano mandati dagli amici. Non ho più smesso di disegnare fiori, e ogni volta in cui prendo la matita in mano per  farlo, i fiori vengono ricreati sul foglio in modo diverso, una specie di evoluzione del linguaggio, come se io non avessi fatto altro, mentre il lasso di tempo che intercorre tra una serie e la prossima, dei miei fiori, è anche di anni.

E poiché la mia ricerca fondamentale è sempre più orientata verso l’individuazione della dicotomia tra bene e male, tra  bello e brutto, tra sano e malato, ecco che i miei fiori sono, nella maggior parte dei casi, fiori che si avviano verso la putrefazione, per poi seccarsi e rimanere invariati nella loro scheletrica nuova realtà. Li disegno sdraiati sul foglio, oppure a testa all’ingiù, uso matite di diverse durezze, e vorrei disegnare proprio tutte le loro pieghe, le venature che, fragilissime, percorrono le loro foglie per risalire verso il gambo, venature che si evidenziano quando il fiore è secco.  Grande rilievo do alle ombre che i fiori disegnano sui supporti dove li poso, ombre gigantesche, nere, che li sostengono. Ho aggiunto ai fiori un cranio dalle fragili ossa, e anche altre parti del corpo, ossa dei piedi, delle mani, e non manca, alle mie Vanitas, qualche vegetale, carciofo, sedano, lattuga. Ho bisogno che si tratti di elementi dal disegno molto dettagliato, nei cui interstizi posso ficcare la punta della matita, alla ricerca della sua complicata bellezza. ‘Vanitas’, ‘Memento mori’, come omaggio alla bellezza cui tutti ambiamo, e che ci sfugge continuamente, e così dev’essere, per continuare a cercarla, a trovarla là dove non la avevamo mai capita.

Fausta Squatriti

After the exciting learning experiences of drawing from life, for a long time I considered drawing as a ‘service language’, which served me for sketching the sculptures I then had constructed by craftsmen in iron, wood or plexiglas. I started to draw from life in a serious way in the 1980s, to pay tribute to a man I loved who used tobring me an orchid when he came to visit, and which, as soon as he left, I drew in pencil to preserve it longer. From the orchids I moved on to gardenias, and during a long stay in hospital, to other flowers that friends sent me. I’ve never stopped drawing flowers, and every time I take a pencil in my hand to do so, the flowers are recreated on the paper in a different way, in a kind of evolution of style, as if I’d never done anything else, yet the amount of time that elapses between one series of flowers and the next can beyears. And since my main work as an artist is increasingly oriented towards investigating the dichotomy between good and evil, beautiful and ugly, and healthy and sick, it happens that in most cases my flowers are withering and later dry out, remainingunaltered in their new skeletal reality. I draw them lying flat on the paper or turned upside down. I use pencils of different hardnesses, and I would like to draw every one of their folds, the delicate veins that traverse their leaves and rise towards the stem, veins that become more visible when the flower is dry. I emphasise the shadows the flowers make on the surface I lay them on, gigantic black shadows that support them.

I added a skull with brittle bones to the flowers, as well asbones from other parts of the body – the hands or feet. Neither is my Vanitaslacking in vegetables, such as artichoke, celery and lettuce. I need to deal with very detailed elements in my drawing, interstices that allow me to poke inside the tip of the pencil to look for the complicated beauty. Vanitas, Memento mori: a tribute to the beauty which we all have, and which continually eludes us, as it has toin order to go on searching for itand find it where we never anticipated.

Fausta Squatriti

 

 

 

   

 

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1983/2013
Disegni/Drawings
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