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Biblioteca visiva, 1990/2013                                              

Come categoria complementare rispetto alla procedura per dittici e trittici, Squatriti, dal 1994 fino ad oggi, realizza dei ‘libri’ in copia unica, di vari formati ma sempre tali da renderli oggetti da tavolo. Si tratta di due o tre quadranti, in pelle, cartone o alluminio anodizzato o di ottone dorato, legati l’uno all’altro da una cerniera, anch’essa costruita in vari modi, dallo snodo di tessuto alla cerniera in acciaio, oppure più grosse e decorate, simili a quelle dei libri antichi, ma cromate. All’interno si riproduce la tipologia della contrapposizione fotografia-astrazione geometrica. “Libri di preghiera”, sono definiti dall’artista, ma anche “Ritratti di famiglia”. Si possono tenere chiusi, mostrando il lato esterno, elegante, che non lascia presagire la violenza delle immagini contenute all’interno. E proprio per questo loro ‘segreto’ é opportuno che, conservati chiusi, siano aperti solo da chi desideri ‘leggere’. Molti sono senza testo, lasciando il potere evocativo e narrante all’oggetto stesso. Nel 2.007 però l’artista inizia a creare libri polimaterici, con più pagine, con suoi testi poetici, servendosi di materiali diversi, legno, ferro, stoffa. Ogni pagina si concatena alla successiva, e l’insieme dei fogli, piegati a soffietto, si può leggere sia separatamente che in sequenza, in un vero e proprio racconto. I Libri d’Artista di Fausta Squatriti sono il complemento di tutta la sua opera, che si esprime in un ampio raggio di esperienza concettuale, poetica, e formale. La scultrice, ma anche pittrice, fotografa, poeta, narratrice, così come le avanguardie  del ‘900 hanno insegnato riunisce i diversi linguaggi che frequenta, contrapponendoli, facendoli interagire come personaggi di un romanzo, dando luogo a quel  ‘racconto visivo’ il cui aspetto formale,  complesso e affascinante, si può definire come opera d’arte in forma di libro.  Pagina dopo pagina il racconto si sviluppa, articola, dettaglia, anche con qualche colpo di scena, per arrivare alla fine del libro, realizzato a mano dall’artista in unico esemplare firmato. Il senso del racconto va cercato nello sviluppo visivo degli elementi chiamati a dirci di se stessi, in relazione ad altro, che si tratti di dettaglio fotografico, citazione scritta, ricamo, lembo di stoffa, campitura di colore, geometria o macchia, sul bianco della pagina.Alluminio, acciaio, rame, bronzo, ma anche pelle e stoffa, sono i materiali usati per le complesse copertine, alle quali non manca mai un oggetto a rilievo che le decora, abbellisce, impreziosisce, nella tradizione dei libri dell’era precedente a Gutemberg, quando il libro era opera d’arte multimediale, come si direbbe oggi, a tutti gli effetti.

 

 

Visual library, 1990/2013                                             

Since 1994, as a complementary category to the procedure for diptychs and triptychs, Squatriti has been making single copy ‘books’ of various sizes, but always suitable as tabletop items. Made from two or three squares of leather, cardboard, anodized aluminium or gilded brass, they are joined together with a hinge constructed in a variety of ways, such as fabric, steel, or chrome for large, elaborate ones, like those found on old books. The inside pages are made up of the juxtaposition of a photograph and a geometric abstraction. The artist calls them ‘Prayer Books’, but also ‘Family Portraits’. They can be kept closed to display the elegant exterior without any hint of the violence of the images contained inside. And because of this ‘secret’ of theirs, it is appropriate that if kept closed, they should only be opened by whoever wants to ‘read’ them. Many have no text, leaving the evocative and narrative power to the object itself. In 2007, however, the artist began to create mixed-media books with more pages and including her poetry, using different materials such as wood, iron and cloth. Each page is attached to the next in concertina style, and the pages can be read either separately or sequentially like anactual story.

Fausta Squatriti’s Artist's Books are a complement to all her art, which she expresses in a wide range of conceptual, poetic and formal styles.

A sculptor, but also a painter, photographer, poet and narrator, as the avant-garde of the 1900s taught, she brings together all these different forms, juxtaposing them and causing them to interact like characters in a novel, to produce a formal, complex and fascinating 'visual narrative'; in other words, a work of art in book form, handmade by the artist in a single signed copy.

Page by page, the story develops, is structured and detailed – including surprises – until the end. The sense of the story is to be sought in the visual development of elements that are called to tell us about themselves in relation to other things, whether it be photographic detail, a written quote, embroidery, a strip of fabric, a field of colour, geometry, or a stain on the white page.

Aluminium, steel, copper, bronze, but also leather and cloth, are the materials used for the complex covers, which always include an object in relief that decorates, embellishes and enhances them in the tradition of the books of the era prior to Gutenberg, when in every respect the book was what we would call today a multimedia work of art.

 

 

 

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In memoria, 2013

Nel libro In memoria lo spunto narrativo mi è stato dato da dei documenti relativi all’arresto e alla detenzione nel carcere Le Nuove di Torino, nel 1942, di 36 cittadini torinesi arrestati in seguito alle leggi razziali.

Erano quasi tutte donne, alcune molto anziane. Mi dicono che non siano state fatte partire per la Germania, ma non si sa nulla del loro destino in carcere. L’episodio è rimasto poco noto fino ad oggi, quando lo si è voluto ricordare con questo mio lavoro, esposto per la prima volta nell’ambito di una mia mostra relativa alla Shoah tenutasi al Museo nell'ex carcere Le Nuove nel 2013. Partendo da quelle pagine, dove i prigionieri avevano dovuto firmare il loro verbale di arresto, controfirmato dal Capo Scorta e dalla Guardia, ho creato le altre immagini del mio racconto, che inizia con un cerchio azzurro, un pezzo di universo cui tutto appartiene. Poi quel cerchio diventa nero. Vi sono pagine nelle quali segni astratti dicono di una azione violenta, con macchie, con lacerazioni. C’è poi una sorgente, che bagna appena la roccia da cui sgorga, un inizio di vita. Ho disegnato un piccolo fiore per ogni uno dei 36 prigionieri. Ho composto due pagine con 36 campioni di stoffe diverse, stoffe di vestiti a righe, a fiori, di seta, di cotone, di lana. I vestiti dei prigionieri, che erano anche la loro identità, eliminata attraverso la divisa carceraria. E poi c’è la fotografia del letto di contenzione, della incredibile sedia sulla quale facevano le operazioni chirurgiche nella infermeria del carcere,  accostate, queste immagine di violenza e di dolore, ad un segno rosso, un uncino spezzato, velato da un tessuto di lino leggero, ricamato con delle piccole foglie, il lenzuolo più bello, di vite spezzate.

Ho poi creato una pagina nella quale ho disegnato teschi, fiori, parti di scheletri, tutti ammassati gli uni sugli altri. Raffigura il disordine della morte inflitta, e il disordine delle fosse comuni con i loro corpi. Nell’ultima pagina, ho fotografato una piccola erba che spunta in mezzo all’asfalto, testimone della vita che si fa strada anche là dove non la si vorrebbe.

Le numerose pagine del libro sono unite da una garza nera, che si intravede, sfilacciata sui bordi. Il tutto è contenuto in una scatola di lamiera zincata, materiale usato per raccogliere le ceneri dopo la cremazione. La scatola ha delle cerniere, il coperchio si apre, e rivela il libro. Il titolo In memoria è in lettere di bronzo, apposto sul coperchio. 

Fausta Squatriti

I took the plot line for the book In memoria from documents relating to the arrest and imprisonment in 1942 of 36 Turin citizens in Turin’s Le Nuove prison as a result of the racial laws.

They were almost all women, some very old. The documents reveal that they were not taken to Germany, but nothing is known of their fate in prison. This incident has remained little known until today, when attention was deliberately drawn to it through the work that formed part of my exhibition on the Holocaust, held at the museum in the former Le Nuove prison in 2013. Starting from the pages where the prisoners had to sign their own arrest report, countersigned by the Head of the Escort and Guard, I then created the other images in my story, which begins with a blue circle, a piece of the universe to which everything belongs. The circle then turns black. There are pages in which abstract signs, stains and cuts tell of violent action. These are followed by a spring which barely wets the rock it flows from – a beginning of life. I drew a small flower for each of the 36 prisoners. I created two pages with 36 samples of different dress fabrics: striped, floral, silk, cotton and wool. The prisoners’ clothes were part of their identity, eliminated by the prison uniform.

There is also a photograph of the restraining bed, the terrible chair on which surgical operations took place in the prison infirmary. These images of violence and pain are accompanied by a red mark, and a broken hook veiled by a lightweight linen fabric embroidered with small leaves, the most beautiful sheet of broken lives.Next comes a page on which I’ve drawn skulls, flowers and parts of skeletons, all superimposed and representing the disorderliness of killing and the jumble of bodies in mass graves. For the last page I photographed a small weed growing in the middle of some asphalt, a testimony to life that persists, even where it’s not wanted.

The book’s pages are joined by a black gauze dressing, just visible and frayed at the edges. The book is housed in a box made of galvanized sheet metal, the material used to hold the ashes after cremation. The box has hinges and the lid can be opened to reveal the book. The title, In memoria, is written in bronze letters on the lid. 

Fausta Squatriti

Artists' book
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