De Rerum natura
2014

De rerum Natura sta ad una fase di ricerca degli ultimi anni, nella quale mi sento libera di fare quello che mi piace fare, e il disegno  è tornato tra le mie mani sempre più come una

necessità. Fiori, belli per eccellenza, ma da me "ritratti" con maggior piacere quando sono secchi, contorti, quando le loro venature, una volta perduto il turgore della vita, diventano precise come una radiografia, rivelando l'intima struttura dei loro fragili corpi. I colori virano verso inedite sfumature, i gambi si contorcono asciugandosi per diventare secchi, ed ecco che al mio sguardo tutta quella bellezza si è ben presto trasformata in un campo di battaglia, coperto di morti, feriti, ritrovati, riesumati, magari ancora ricoperti dalla calce delle fosse comuni.

L’estetica del dolore, della trasformazione, dalla carne allo scheletro, si serve della bellezza come facevano i barocchi per i loro Memento mori, raffinati promemoria della fine ultima del corpo come strumento della vita. Le ossa degli esseri animali ci attraggono e respingono, grandi composizioni estetiche sono state fatte con le ossa, e ancora ornavano chiese e cappelle, sarcofagi e capitelli. Al mondo vegetale si è riservata più leggerezza, diventando la mela bacata, la foglia secca, con il loro portato simbolico, un accenno meno drammatico alla malattia e alla morte, ma proprio perché nel mondo vegetale il dolore della malattia non è, se c’è, appariscente come quello del mondo animale. Ritornare a questi antichi inganni, per dire il vero più crudo, drammatico in modo intrinseco, senza il dramma aggiunto delle umane vicende, è la ragione di questi disegni di grandi dimensioni, dove la matita, impugnata come fosse uno stiletto tagliente, asseconda ogni piega, arricciatura o vena del fiore a modello. 

Fausta Squatriti

 

Memento mori is representative of a period of research undertaken in recent years, in which I feel free to do as I please, and where a return to drawing has become increasingly important to me.

Flowers are consummately beautiful, yet I prefer to portray them when they are withered and twisted, when their veins have lost the turgidity of life and have become as clear as an X-ray, revealing the inner structure of their fragile forms. Their colours change to unusual shades and the stems become contorted in the process of drying out. To my eye, all their beauty is soon transformed into a battlefield covered with the dead, the wounded, the reclaimed and the exhumed ­– maybe even covered in the lime of mass graves.

The aesthetics of pain, the transformation of flesh to skeleton, employs beauty in the same way it was used in the Baroque period to create memento mori, those refined reminders of the body’s eventual end as life’s instrument. The bones of animals attract and repel us; wonderful aesthetic compositions have been made with bones – they were even used to adorn churches and chapels, coffins and capitals. A lighter touch has been reserved for the plant world, with images such as the worm-eaten apple or the withered leaf, which have a less dramatic symbolic reference to illness and death. This is due to the fact that if the pain of disease does exists in the plant world, it is not as evident as what we see the animal kingdom. I’ve returned to these ancient devices in order to tell some raw and intrinsically dramatic truths without the additional drama of human history. This is the reason for these large drawings, where the pencil, held as though it were a sharp stiletto, follows every fold, curl and vein of the copied flower. 

Fausta Squatriti

2013/2016
Disegni/Drawings
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