Via Crucis
Ex Teatro Sociale, Bergamo

1999

La perentoria densità umana e teologica che il tema della Via Crucis presentava, lungi dal costituire solo un pretesto, è stata attraversata da Fausta sino in fondo, sino al recupero e alla trasfigurazione di antichissime simbologie (la palma, il serto di rose, il gallo), sino alla traduzione carnale (brandelli di fegato, un cervello, un piede di porco) di metafore evangeliche, sino a far scaturire il mistero della morte, del tradimento, della sconfitta dell'Uomo-Dio, della narrazione tenuta sul livello retorico più basso, il quotidiano sermo humilis, la "comedia" infernale, preludio alla catarsi.

Se mettendo in scena la partecipazione dei sensi. Fausta ha colto l'essenza stessa, spirituale e antropologica, della "via dolorosa", la prospettiva esistenziale sarebbe rimasta negativa, lo scandalo senza risposta, se non si fosse aggiunto il trittico della Resurrezione: la forma stellata del cosmo luminoso appare nuovamente ricomposta.

 

Maria Grazia Recanati

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Un Requiem 

Ex essiccatoio, San Vito al Tagliamento (PD)

2000 



Un percorso non "garantito", questo di Fausta Squatriti, d'una spericolatezza che mi piace chiamare eccellente perché inconsapevole, immemore, bastante a se stessa.
E' stato, e continua ad esserlo, un peregrinare fisico e intellettuale simile ad una tara genetica, che si possiede o no, e che per obiettivo ha il precipizio, il nulla, l'immolazione di sé. Un esistenzialismo di tipo erotico, consumante, che lascia più emozioni e meno tracce, che sta più dalla parte di Dylan Thomas che di Heidegger. (...). L'arte non è mai innocente, e la Squatriti lo sa da sempre, allineandosi di conseguenza. Sapendo anche che può diventare un rischio eccessivo. Eleni Vakalò l'ha scritto: "L'arte non ci spaventa". Non è un caso che lo slogan venga passato da donna a donna. Ma la febbre d'esperienza della Squatriti sfiora appena l'universo femminista per riagganciarsi piuttosto all' archetipo fatale, alla primigenia pothnia theròn, la "Signora delle bestie", dominatrice dell'immaginario pagano, l'antenata crudele della Vergine cristiana, la Grande Madre dalla fertilità prodigiosa che non sa distinguere tra bene e male. In questa vertiginosa regressione ad una identità collettiva al femminile, la Squatriti ha ritrovato il lato altro del suo essere donna e artista. Ed è su questo versante che ha sempre agito, prefigurandosi un modello di comportamento che, per non essersi allineato al militante sociale, dovrebbe aver fatto gridare all'eresia le sue compagne di viaggio, se ce ne fossero state. Diciamolo: una scelta, la sua, che non è la vendetta dei sessi a motivare, ma solo una scommessa caparbia di espansione intellettuale dove la condizione femminile diventa più un optional della coscienza che un ricatto ideologico.

                                                                                                                              Giuliano Serafini

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Sulla poetica della tortura

Museum am Ostwall, Dortmund  

2001



L'esposizione, nella sua essenzialità selettiva, ha il suo inizio cronologico nelle ricerche sulla forma geometrica originaria del quadrato, avviate già negli anni settanta e ottanta da Fausta, che nella sua sensibilità artistica e insieme scientifica appare come un'autentica "doppia personalità", un "volto di Giano". Sulla base di un disagio sempre più forte, prodotto dalla sua osservazione del mondo, Squatriti ha operato un cambiamento nei contenuti e nella forma della sua percezione della realtà. Squatriti opera il montaggio delle foto da lei scelte o scattate su superfici geometriche dall'effetto aggressivo, che vengono realizzate secondo le misure definite del cubo e o della croce ed è come se si condensassero sull'oggetto che ad esse appartiene: il carattere astratto della superficie diventa a suo modo "concreto" in questo spazio. Da tutto ciò, infine, appare chiaro che siamo di fronte a una forma d'arte che si basa su conoscenze più profonde, consapevole del significato delle forme come dell'impiego dei colori e degli effetti della loro composizione.

 

Ingo Bartsch

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Principali esposizioni personali/Main personal exhibitions  

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